Ho conosciuto Carmelo Crea molti anni andati, quale Presidente di una Università per anziani; una giovane docente ebbe come studente il maturo Carmelo Crea, il quale intendeva apprendere il russo. Nel grandioso Collegio Santa Maria, in Viale Manzoni, a Roma, vidi passare nei volteggiati corridoi la docente, Elisa Sachespi, ed un uomo di pari altezza, piuttosto moderata, contegnoso, con occhi larghi, scuri, vestito con un rigore oggi desueto. Fu poi la Sachespi che mi rese a conoscenza del Carmelo Crea quale pittore. Quando, passati anni, ci fu occasione di frequentarci e visitai la sua abitazione, ebbi lo stupore che descrissi (in altra recensione precedente – ndr) e che, ripeto, tanto mi prese e continua a prendermi ad ogni visita. L’abitazione di Carmelo Crea è di una pulizia che ferma ogni proposito di corrompimento. Suppongo che le mosche abbiano timore o diffidenza ad entrare in stanze dove non vi è da zampettare una minuzia. E quel che la fa immacolata è la trovata del pittore Crea: gli specchi. Una trovata illusionistica. Ne ho detto, ma è una visione che voglio ribadire. Una parete delle stanze è di specchi, e tale rivestimento riflettente accentua e moltiplica le stanze. Non basta, gli specchi specchiano i quadri, sì che il visitatore è circondato. Se scorge un quadro di fronte, se lo trova dietro nello specchio. Al dunque, il visitatore è nel paradiso delle donne. Crea ha scarsissima inclinazione a disegnare o dipingere volti o corpi di un uomo; in quanto a donne, invece, insisto, sovrabbonda. E, ripeto, non tanto la donna ma il nudo femminile. Pelle, di solito, bianchissima, ma non come “donna bianca” ma come donna nuda, il bianco è il colore della nudità. Crea, suppongo, non dipinge la donna con il bianco per significare una donna bianca, ma per significare una donna nuda. Il bianco di Crea non è il bianco della pelle, è il bianco della pelle come femminilità, sessualità, è il bianco “femminile”. Non un corpo senza abiti, ma il corpo a nudo femminile. Il nudo femminile, la pelle nuda, denudata come pelle. Ed in tutte le manifestazioni, spesso ben volumetriche, corpi che contengono corporeità, colori vivissimi, spudorati, di solito senza ambrature, perfino i colori sono denudati, in Crea. Prati, erba, fiori, e la donna al centro, stesa, diritta, esposta di seni, di sesso, di gambe, la donna che glorifica il suo corpo e lo dà a vedere, la donnavitanatura. Talvolta, raramente, vi è un ripiegamento, un che di assorto nella donna. In un quadro vicino al modo classico di fare quadri, una donna stesa sulla frutta e accanto alla frutta, ha i colori attenuati, lo sguardo pensoso, il corpo pieno ma contenuto; è un momento di assaporamento di se stessa, non esuberante, non per gli altri, il quadro comunica questa solitudine non triste piuttosto pacificata, serena, posata in se stessa. Per il resto è un circo equestre di colori in festa e donne da schiantare. Noto un quadro in cui un gruppo umano avanza e la donna in testa, con passo sicuro, e lo spacco della gonna. Nei quadri di Crea la donna è dominante.

Di recente Crea si è volto alla pittura digitale. Quest’ultima tecnica ha varie implicazioni, mi dice: offre l’immediata esecuzione, offre sterminate gamme combinatorie di colori, offre repentine possibilità di cambiamento. Insomma è una tecnica sperimentale a rapidissima esecuzione. Può costituire fase preparatoria al quadro dipinto con i colori, può restare se stessa come quadro digitale, o può aversi una esecuzione digitale ed una esecuzione di colori a pennello. Entrambe le rese. Il lato sperimentale di Crea si orienta in quest’ultima soluzione. Egli del resto in passato rifaceva versioni dello stesso soggetto, così del quadro della Gitana con il Toro, della presente copertina, esistono versioni non soltanto di mutata grandezza ma anche di mutata espressività, il Toro è adorante, innamorato, direi, della Gitana e appare scarno quasi per sofferenze d’amore, ora invece è più aggressivo, non intimorito, ora è una festa comune della vita, la forza del Toro e la gioiosità della Donna. In questo significato vale nella copertina, è la persistenza della vita, il congiungimento della forza del Toro e della gioia di vivere della Gitana, la forza della memoria, e, quindi, della Vita. Vi è anche la possibilità che il Toro sia distruttivo e incorni la Gitana, che la Morte vinca sulla Vita. Certo, la Morte vince sulla Vita, purché non vinca durante la Vita.

Molti miei libri hanno copertina di Carmelo Crea. Una amicizia di opere, un sodalizio nel comune combattimento della Vita contro la Morte.

ANTONIO SACCA’ : “LA MEMORIA DEI RICORDI – AMICIZIE … AMORI” – Armando editore, 2019

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